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Vi sono due temi che mi hanno intrigato nel corso di tutta la mia carriera da psicologo e che continuano a catturare la mia attenzione. Il primo è il modo con cui si formano la personalità, le modalità relazionali e la psicopatologia, e il secondo è come funziona la psicoterapia. Mi sono trovato attratto dal pensiero psicoanalitico perché i teorici della psicoanalisi erano particolarmente ambiziosi nel tentare di affrontare questi problemi e nel dare risposte comprensive senza semplificare troppo la complessità dell'esperienza umana.
Nei suoi primi lavori (profondamente influenzati da Breuer), Freud diede un notevole peso al ruolo dei traumi precoci e delle esperienze avverse nello sviluppo della psicopatologia e dei problemi interpersonali. Purtroppo però Freud abbandonò la teoria del trauma in favore di un modello puramente intrapsichico basato sulla teoria delle pulsioni. Alcuni analisti della “prima generazione” (Ferenczi, Rank e altri) svilupparono ulteriormente la teoria del trauma che aprì la strada agli importanti contributi di Winnicott, Fairbairn, Alexander, Bowlby, Kohut e molti teorici relazionali contemporanei.
Non posso neppure cominciare a menzionare i tanti autori che hanno contribuito a far progredire la teoria psicodinamica (per un'importante review, vedi Eagle, 2011, 2013). La teoria che ha maggiormente influenzato il mio pensiero, le mie ricerche e il mio lavoro clinico è la Control-Mastery Theory (“teoria del controllo-padroneggiamento”) sviluppata da Joseph Weiss e Harold Sampson al Mount Zion Hospital e al San Francisco Psychoanalytic Institute (Weiss, Sampson & the Mount Zion Psychotherapy Research Group, 1986; Weiss, 1990, 1993a, 1993b; Weiss & Sampson, 1999; Silberschatz, 2005)1. Questo gruppo di ricerca fu poi chiamato San Francisco Psychotherapy Research Group (SFPRG). Questa teoria sottolinea che il controllo che una persona ha sulla propria vita mentale è regolato dalle percezioni di sicurezza e di pericolo (Weiss, 1952, 1971) e che i paz