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Il sogno, sosteneva Freud (1899), è «l'appagamento (mascherato) di un desiderio (represso, rimosso)» (p. 154, corsivi nell'originale). Freud annunciò questa scoperta al mondo nel suo libro più famoso, Die Traumdeutung (L'interpretazione dei sogni), e proclamò anche che questa sua fondamentale affermazione sui sogni e il nuovo metodo per interpretarli costituivano la «via regia che porta alla conoscenza dell'inconscio nella vita psichica» (p. 553, corsivi nell'originale). «Intuizioni come questa - notò Freud (1899) in sèguito - càpitano, se càpitano, una volta sola nella vita» (p. 9, Prefazione alla terza edizione inglese e americana ).
Con la scoperta dei movimenti oculari rapidi (rapid-eye-movement), ovvero della fase REM del sonno (Aserinsky & Kleitman, 1953), e con la grande mole di ricerca neurofisiologica che ne è seguita, gli studiosi del cervello che sogna hanno messo a punto un numero sempre maggiore di test delle teorie freudiane che non erano possibili all'epoca di Freud. Forse la più nota è la teoria della “attivazione-sintesi” proposta da Allan Hobson & Robert McCarley (1977), che ha reso possibili molti nuovi metodi per valutare le tesi centrali della teoria freudiana, in particolare la duplice tesi che le distorsioni oniriche sono un prodotto di desideri sessuali infantili rimossi e che questi desideri devono essere censurati per permettere il sonno.
La teoria freudiana predice una notevole quantità di variazioni nel livello della distorsione onirica, sia da un sogno all'altro che da un sognatore all'altro. Il motivo è che Freud presupponeva che la quantità di distorsione che vi è nei sogni è direttamente correlata alla natura dei desideri che li provocano. Quindi i nevrotici dovrebbero avere una maggiore distorsione onirica se paragonati sia agli individui normali che ai perversi sessuali - questi ultimi