You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
1) Quale aspetto della psicoanalisi la colpisce di più o su cui vorrebbe esprimere un commento?
Io penso che probabilmente il più importante contributo che la psicoanalisi può dare è un passo avanti nella ricerca sul risultato e sul processo della terapia. Mi piacerebbe vedere degli sforzi per una generale integrazione di diverse scuole psicoanalitiche. Mi piacerebbe leggere articoli che si interrogano sulla netta distinzione tra libido come ricerca del piacere (pleasure seeking) versus libido come ricerca dell'oggetto (object seeking). Mi piacerebbe vedere una neuropsicoanalisi sofisticata che non sia riduzionistica, che abbia uno spazio per la mente e per il corpo.
2) Vi è un autore che ritiene particolarmente importante oggi in psicoanalisi e, nel caso, per quali motivi?
È difficile scegliere un singolo autore, ma penso che l'ultimo libro, in due volumi, di Eagle in corso di stampa1, che esamina le prove pro e contro i concetti psicoanalitici di base, avrà un impatto significativo.
3) A suo parere cosa caratterizza la cosiddetta “psicoanalisi contemporanea”, e quando si può dire abbia avuto inizio?
Forse la principale caratteristica della psicoanalisi contemporanea è la coesistenza di multipli modelli teorici e un approccio multifattoriale ai fattori curativi. La sfortunata “svolta ermeneutica” rappresentava un'ammissione della nostra impossibilità a confermare la validità delle interpretazioni psicoanalitiche. Sarebbe auspicabile che la ricerca sul risultato potesse dirci se è importante il tipo di approccio teorico guida il trattamento.
4) Cosa pensa della proliferazione di “scuole” psicoanalitiche?
Non ho problemi con la proliferazione di scuole psicoanalitiche, nella misura in cui avvenga con appropriata modestia e si accetti che ogni affermazione deve essere sottoposta a verifica empirica.