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Lo zelo con cui i Freud-bashers cercano di scovare nella vita di Freud, nei suoi scritti pubblici e privati, indizi della sua incoerenza teorica o delle sue debolezze umane non è secondario allo zelo con cui i suoi difensori sono pronti a mistificare i fatti o distorcere le fonti per proteggerne la memoria. Il curatore di questa corrispondenza, Albrecht Hirschmüller, e la prefatrice dell'edizione francese, Élisabeth Roudinesco, danno prova di appartenere a quest'ultima schiera.
Entrambi appaiono a loro modo imbarazzati di fronte al compito di presentare questo epistolario intimo e nel contempo scagionare Freud dalle insinuazioni, provenute e tutt'ora provenienti da più parti, di avere intrattenuto con la cognata Minna una relazione sessuale. Compito arduo di fronte alla manifesta intimità che emana da questa corrispondenza e in considerazione del fatto che Minna fu la compagna preferita da Freud per i suoi frequenti viaggi. Così, non potendo disconoscere le dicerie familiari che descrivevano Minna come la “seconda moglie” di Freud, la Roudinesco vi affianca la considerazione che lei rappresentò un grande sostegno per Martha (p. 14).
Per parte sua, Hirschmüller, minimizzando gli stessi pettegolezzi familiari, afferma che se vi fosse stata una relazione intima tra Freud e Minna, «che in realtà difficilmente avrebbe potuto essere nascosta in famiglia, avrebbe avuto necessariamente gravi conseguenze sulle relazioni tra gli sposi, le sorelle e i bambini» (p. 41). Hirschmüller avverte esplicitamente il lettore che, se cercherà in queste lettere delle prove o solo degli indizi di una relazione intima tra Freud e Minna, rimarrà deluso. Niente è dissimulato o nascosto in queste lettere, scrive il curatore, tutto avviene alla luce del sole e non si trova nient'altro che una «bella dose di franchezza nella relazione» (p. 44) e sarebbe difficile parlare di “intimità” di fronte ad appellativi come “mia cara piccola sorella”, “mio Sigi amato”, o più tardi “mio vecchio amato”, perch