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Recensire un'opera di Lorenzo Calvi vuol dire notare in primo luogo lo stile della persona e del clinico. Calvi è Maestro di fenomenologia per come insegna, per come vede e permette di vedere le cose al proprio allievo. Della triade della psicopatologia italiana, della quale, dopo Bruno Callieri, è da poco venuto a mancare Arnaldo Ballerini, Lorenzo Calvi è il portabandiera della fazione più ostinata e ligia ai testi classici della fenomenologia, anche definita la “resistenza” nell'attuale scena psichiatrica italiana, noto per la sua «osservanza puntigliosa alla lettera fenomenologica» (Filippo Maria Ferro, 2016, comunicazione personale). Lorenzo Calvi non è facile da accostare. Bisogna aver studiato e desiderare incontrarlo. La curiosità, unita all'ironia, è il necessario armamentario che si deve possedere se si vuol fare fenomenologia, e incontrare Lorenzo Calvi è fare fenomenologia.
Il testo si apre con “Lorenzo Calvi: il canone fenomenologico della cura”, introduzione di Gilberto Di Petta, il quale dopo aver commentato la novità del testo di Calvi, così scrive: «Io appartengo a coloro che sostengono con forza le potenzialità terapeutiche dell'atteggiamento fenomenologico e pertanto introduco La coscienza paziente dove la psicopatologia fenomenologica di stretta osservanza husserliana si fa, questa volta intenzionalmente, strumento (psico)terapeutico» (p. 12). Di Petta sottolinea come il testo di Calvi, redatto sotto la guida del dispositivo multiplo “epoché-intenzionalità-empatia”, sia il primo tentativo di sistematizzazione della cura fenomenologica in termini rigorosamente trascendentali (p. 26).
La coscienza paziente si compone di tre parti: dopo una breve ma profonda premessa si parte direttamente dal “Metodo”, si arriva agli “Incontri” e si finisce quindi con i “Maestri”.
Dopo un'apertura chiara e concisa sul «fare terapeutico trascendentale» (p. 27), la questione del metodo si apre con quella che potremmo definire la “riflessione paradigma” dell'intero testo;