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Questo piccolo libro rappresenta un'occasione di riflessione unica e per molti versi inaspettata. Gli Autori, entrambi psicologi, hanno voluto davvero fare un regalo ai lettori proponendo loro un testo che, peraltro, si colloca in uno spazio-tempo niente affatto amichevole verso le tematiche affrontate. Arricchito dalla Presentazione a firma di Eugenio Borgna, il libro è strutturato in dieci capitoli ed è come se ponesse continuamente a confronto l'uomo dell'era della tecnica con l'uomo antico e forse “antiquato” che tutti conosciamo, non fosse altro perché è vivo in ognuno di noi - o almeno sopravvive, stretto com'è nella cosiddetta “erosione empatica” (cfr. Simon Baron-Cohen, La scienza del male. L'empatia e le origini della crudeltà . Milano: Raffaello Cortina, ). La linea di conduzione del pensiero che gli Autori espongono in queste pagine passa attraverso le riflessioni sulle relazioni e sull'intersoggettività: dimensioni tipicamente umane che a loro volta fondano le possibilità di conoscere, conoscersi e ri-conoscere l'altro, come atti portanti di significati di vita. Per mezzo di esempi - il primo dei quali richiama la figura di un medico nazista - si affrontano i problemi della responsabilità individuale (e del “deficit di responsabilità”), della distanza che separa e allontana il nostro agire dagli effetti che produce, della tendenza a essere acquiescenti di fronte ai comportamenti distruttivi e autoritari (necrofili, per dirla con Erich Fromm): in tutto ciò, l'essere umano «pare essere un troglodita che gestisce sofisticate tecnologie più grandi di lui» (p. 9). Assodato che il tempo della crisi non ha inizio né fine, l'essere umano può trovare nel dono e nel perdono quella dimensione che lo rende “specificamente umano”, apprendendo a riconoscere l'altro (pur se così differente da sé) e a valorizzarne ogni aspetto. Un argomento di scottante attualità sociale e sempre vivo, ad esempio, nel mondo del lavoro ove la gestione delle differenze rappresenterà un pu