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Guido Bertagna, Adolfo Ceretti e Claudia Mazzucato (rispettivamente un gesuita, un criminologo e una docente di diritto penale) sono i curatori del testo qui presentato, interessante perché potrebbe aprire più ampi orizzonti di senso sulla storiografia della lotta armata negli anni 1970-80 in Italia. Il libro è il frutto di un lavoro durato anni nei quali i curatori, a partire dal 2009, hanno fatto incontrare alcune vittime o loro familiari e alcuni responsabili della lotta armata rappresentata dalle Brigate Rosse. Le persone coinvolte sono state circa sessanta, gli incontri continuativi e talvolta residenziali. I curatori hanno lavorato di propria iniziativa. Pochi erano stati messi al corrente di quanto avveniva negli incontri; fra questi, un gruppo di esponenti della società civile, testimoni, definiti dai curatori “Primi Terzi”, e un gruppo di autorevoli “garanti”, quali ad esempio Gherardo Colombo e Valerio Onida.
Ogni incontro ha avuto il significato di far ritrovare vittime e responsabili faccia a faccia. I protagonisti hanno avuto la possibilità di guardarsi, parlarsi, ascoltarsi o anche solo rimanere in silenzio. Le “voci” di queste persone costituiscono il cuore del libro. In alcuni casi non è stato possibile risalire a chi appartenessero perché volutamente anonime, in altri appaiono le firme, ad esempio di Agnese Moro, Adriana Faranda o Manlio Milani. Oltre a ciò, lo scritto è fatto di ricchi approfondimenti sulla metodologia utilizzata nella realizzazione degli incontri ed è avvalorato da una Postfazione di Luigi Manconi e Stefano Anastasìa.
Il libro dell'incontro dimostra come un'esperienza di giustizia, diversa da quella ordinaria, sia sempre possibile; e possa costituire un precedente di enorme valore anche politico. L'aver immaginato un tempo e uno spazio per far parlare le vittime e gli autori dei reati è il più grande merito da attribuire ai curatori, i quali dichiarano apertamente di riconoscere il proprio modello nella “giustizia riparativa”, che a