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Nota. Dieci anni fa, nel 2007, lo psichiatra Marco D'Alema, attraverso il Ministero della Sanità, aveva attivato una iniziativa dal titolo “Percorsi di ricerca, promozione e tutela della salute mentale in Italia oggi”. Si erano costituiti gruppi di lavoro coagulando forze e promuovendo un dialogo e spinte di aggregazione che coinvolsero tanti colleghi operanti con posizioni di responsabilità, in un contesto estraneo alle retoriche congressuali. Fu un momento di speranza, di “apertura”, che voglio rievocare nel titolare “Questioni aperte” questo mio editoriale. Erano presenti soprattutto colleghi della seconda generazione della dirigenza in psichiatria. Fui coinvolto per la relazione iniziale del VII Seminario (“La formazione continua nell'ambito della salute mentale”, disponibile alla pagina web psicoterapiaescienzeumane.it). Ne trascrivo liberamente alcune parti per la stesura di questo editoriale, ora che, come scrissi in “Psichiatria senza carisma” (l'editoriale del n. 2/2014), la speranza è affidata alla terza generazione.
In questo numero viene dato ulteriore spazio al dibattito sulle Residenze per l'Esecuzione delle Misure di Sicurezza (REMS). Il coinvolgimento della rivista, come avevo già segnalato, riguarda la questione della formazione. Il diagnosticismo degli anni 1980, con l'ipertrofia delle procedure, delle linee-guida e del PowerPoint come strumento della nuova didattica, sembra ormai abbastanza logorato dalla realtà clinica. In sostanza, si riapre la questione dello strumento “persona” in psichiatria e della cultura relazionale in riferimento alle tecnologie specifiche e alle filosofie di base che hanno operato nel tempo: un patrimonio di competenze appartenente alle agenzie formative esterne all'Università e con una lunga tradizione in Italia. Su questo piano, le rigidità strutturali della nostra compagine accademica rendono difficile una dinamica di innovazione e sviluppo.
Perché questo discorso, oggi? Il Decre