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Marta Angellini descrive vividamente il lavoro terapeutico con una bambina che ha subìto un trauma precoce, un “trauma relazionale” secondo Allan Schore (The effects of early relational trauma on right brain development, affect regulation and infant mental health. Infant Mental Health Journal, , 22: 201-269). In un organismo immaturo è il genitore che aiuta la regolazione a fronte di situazioni stressanti. Se le esperienze sono prevalentemente positive, il bambino sviluppa uno stato di sicurezza interiore. Quando nella relazione di attaccamento vi è un senso di pericolo, questo ha un effetto sullo sviluppo somato-psichico. Nel caso di Matilde, in particolare, il trauma si è espresso in una carenza nella regolazione dell'equilibrio corporeo. Il fatto che la bambina cadesse anche da seduta suggerisce sia la mancanza del sostegno e dell'holding materno, sia una carenza di fisicità nel rapporto primario.
Il trauma e la fragilità interiore di Matilde, come sottolinea la terapeuta, si sono poi espressi nella difficoltà di contenimento all'interno della superficie corporea, la pelle, che è essenziale nell'esperienza di contatto con l'altro. Matilde appare spaventata dall'assenza materna, ma anche dalla violenza “tra le madri” e di sua madre su di lei. A quest'età tali intrusioni disturbano profondamente, in quanto la capacità di discriminare tra esterno ed interno, realtà e fantasia, soma e psiche non è ancora presente.
È interessante come la presentazione a due anni fosse di una bambina con tratti autistici. Il lavoro ha evidenziato come Matilde fosse in qualche modo frozen, bloccata e distaccata emotivamente, incapace di contatto con le sue emozioni e con il suo corpo. Aveva anche delle esperienze sensoriali, come il sentire delle voci o il vedere una figura indistinta. Queste esperienze possono avere diverse origini, ma in un bambino così piccolo sono l'espressione di uno stato interiore. Mi domando che senso Matilde potesse dare alle esperienze a cui era esposta nel conf