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Gentili colleghi, invitato a presiedere questa prima parte dei lavori del Convegno, mi corre l'obbligo di introdurli con brevi considerazioni sul tema che verrà sviluppato - ne sono convinto - in maniera quanto mai adeguata dagli oratori e vivacizzato da pertinenti interventi.
L'università di fronte ai mutamenti dell'assistenza psichiatrica, cioè della psichiatria nel territorio, è il pertinente tempestivo argomento indicato dagli organizzatori ai quali va il nostro grato saluto. Argomento che mi porta a ricordare che dieci anni fa, proprio qui a Milano nel 1968, presentai al Congresso Nazionale della Società Italiana di Psichiatria (SIP) un articolato programma circa l'inserimento dell'assistenza psichiatrica nel Servizio Sanitario Nazionale, accolto dai presenti con un atteggiamento che, a voler essere pacato nel giudizio, definirei di indifferenza. Atteggiamento dovuto, a mio avviso, a motivazioni diverse: a un diffuso pessimismo da parte dei più, dopo tante inutili frustranti attese, circa la possibilità di rinnovamento del nostro operare e al timore da parte di altri, arroccati negli Ospedali Psichiatrici e nelle Cliniche, dell'inevitabile loro trasformarsi da sacerdoti ricchi di potere carismatico in “frati zoccolanti” come vuole la “geopsichiatria”; l'abbandono cioè del manicomio e il dispiegarsi all'assistenza nel territorio che, come disse Henry Ey, è l'unico modo di far psichiatria, di rivoluzionarla.
Non è il caso che io qui esponga i punti salienti di tale impostazione, allora poco nota, adesso da quasi tutti, si spera, conosciuta; cade opportuno, invece, che ribadisca in questa sede il compito della Clinica universitaria in tale rinnovamento: essa si deve identificare, assumendone tutti i ruoli, con il Servizio psichiatrico di un'Unità Sanitaria Locale (USL) per farsi carico della tutela della salute mentale della popolazione di un determinato territorio onde possa vivere e far vivere tutte le esperienze che l'assistenza di volta in volta esige. La scienz