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Il resoconto dei quindici incontri di Giulio con il terapeuta Ruggiero Lamantea, spesso nella opportuna trascrizione delle parole scambiate tra i due interlocutori, è di particolare interesse perché pone in evidenza prima di tutto la diagnosi di “amnesia dissociativa”, poi il fenomeno della “colpa del sopravvissuto” all'interno della sindrome post-traumatica, e infine la questione sulla conduzione terapeutica elettiva o preferenziale in una situazione di questo tipo, se c'è, da parte del terapeuta.
Giulio è un uomo adulto di 36 anni, studente fuori corso in Veterinaria (gli mancano solo tre esami alla fine), fidanzato da oltre quindici anni con una ragazza probabilmente della sua età, laureata in Biologia. La sua famiglia è composta dal padre, gestore di un laboratorio di analisi di sua proprietà, che soffre da tempo di una depressione controllata con il litio, dalla madre casalinga e da una sorella di 34 anni, di cui si dice all'inizio che è biologa come il padre.
Giulio si reca, spinto dalle forti e reiterate sollecitazioni della famiglia e del medico di famiglia, dallo psicoterapeuta, uno o due mesi dopo un grave incidente di montagna del quale è stato testimone e vittima. Assieme a un compagno, Paolo, di dieci anni più giovane di lui, di notte parte per una scalata di un ghiacciaio, ma in cordata con il compagno - cosa che pare sia controindicata nelle scalate sul ghiaccio. Fatto sta che a un certo punto il compagno di cordata lancia un grido e precipita nel vuoto, trascinando con sé Giulio che era capo cordata dei due. Mentre Giulio finisce la corsa nel precipizio battendo sulla neve, il compagno batte il capo sul ghiaccio e muore. Da allora, sia durante il brevissimo ricovero ospedaliero, sia successivamente, Giulio è vittima di un'amnesia relativa ai fatti situati intorno alla caduta. Giulio stesso, dal canto suo, non sembra interessato a problematizzare il suo vuoto di sapere e di ricordi, ponendosi le ovvie ipotesi suscettibili di riempire i buchi o i vuoti d