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Il volume (collettaneo), con 15 capitoli e una corposa introduzione, è frutto del Convegno tenuto a Verona nel 2013, organizzato dal Centro Studi Interculturali dell'Università diretto da Agostino Portera, in collaborazione con istituti di ricerca europei e internazionali. I vari contributi si articolano attorno a un argomento di grande interesse e urgenza: “vivere insieme in pari dignità”. È questo anche il titolo del Libro Bianco sul Dialogo Interculturale, redatto nel 2008 per iniziativa dei Ministri degli Affari Esteri del Consiglio d'Europa con l'obiettivo di affrontare le sfide della globalizzazione, superando conflitti di vario genere e promuovendo i diritti umani.
Su questa scia si pone il libro di Portera e Grant. Le prospettive da cui il tema viene affrontato sono numerose e arrivano a comporre un quadro ampio e dettagliato. Zygmund Bauman, nel cap. 1 (probabilmente uno degli ultimi, se non l'ultimo suo lavoro), analizza il vissuto del tempo in quella “modernità liquida” su cui ha riflettuto a lungo. La nostra società, egli scrive, così come l'identità dei singoli individui, ha perso la struttura solida tradizionale ed è priva di contorni chiari e definiti. Mutuando da Stephen Bertnam (Hyperculture: The Human Cost of Speed. Westport, CT: Praeger, ) i termini nowist culture e hurried culture, culture dell'adesso e della fretta, Bauman descrive un desiderio sempre soddisfatto e proprio per questo mai soddisfatto, una frenetica ricerca che non va da nessuna parte. Il tempo soggettivo non è più uno scorrere fluido e lineare, ma viene declinato nell'eterno presente, puntiforme come in un quadro divisionista. Ogni punto-tempo è portatore di un'unica chance, di un nuovo inizio che continuamente si ripresenta. Ciò ha un'origine ben precisa: il consumatore odierno non mira più ad acquistare e accumulare, ma a disfarsi e a rimpiazzare senza sosta gli oggetti. Siamo dunque esposti a una sorta di tirannia del singolo momento il quale però, abolendo il passato e il futu