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Comparso in inglese appena un anno fa, questa seconda edizione di un testo che alla fine degli anni 1990 fece scalpore si presenta densa di contenuti aggiornati, di riferimenti alla letteratura recente e di riflessioni maturate dall'Autore. In realtà, il libro può essere letto come un testo di tecnica analitica e, per estensione, di tecnica psicoterapeutica (non soltanto in ottica psicodinamica) per quanto è ricco di indicazioni e controindicazioni su come “fare terapia”, di analisi di esperienze e di casi clinici tratti dall'esperienza di supervisione dell'Autore - il quale segnala, nella prima pagina del testo, di aver avuto in consultazione oltre trecento casi di violazione dei confini.
Il testo si snoda in 11 capitoli, incorniciato da una breve Prefazione, dalla Bibliografia, e chiuso da un utile Indice analitico. Nonostante la delicatezza dell'argomento, si tratta di un libro che si legge in modo fluido e piacevole: una lettura “leggera” ma che fa riflettere molto, anche perché non vi è necessità di aver incontrato problematiche simili nella propria attività clinica, è sufficiente prefigurarsene la possibilità in un qualche prossimo futuro per comprendere quali e quante difficoltà può causare una delle tante violazioni, o rotture, del setting. E non si può fare a meno di pensare ai casi di cui si è venuti a conoscenza per interposta persona, alle situazioni dubbie, alle allusioni o ai racconti fatti da pazienti, e anche a tutto ciò che è stato pubblicato sull'argomento da autori più o meno oggettivi nei confronti della psicoanalisi e, in generale, delle psicoterapie.
Dal capitolo dedicato alla storia delle violazioni del setting fino ai temi attualissimi dell'utilizzo di Internet e dei motori di ricerca al fine di reperire notizie da ambo le parti (da parte degli analizzandi ma anche da parte dei terapeuti che, incuriositi, vanno a ricercare informazioni sui loro nuovi pazienti), il lavoro segue diverse tracce. Forse una delle più importanti sta nel richiamo a di