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È la storia di un breve trattamento che promuove e accelera una situazione di crisi personale nella quale il paziente - simpatico, bonaccione, «accontentatore» (n. 3/2017, p. 465), apparentemente, da come si svolge il dialogo, più un adolescente che un ultratrentenne - si è già comunque messo autonomamente in movimento a seguito di un episodio traumatico.
Lo stile del terapeuta, essenziale e asciutto, sembra consistere soprattutto in un ascolto serio e rispettoso, nonché nella sottolineatura, assai tempestiva in un paio di circostanze, di qualche elemento cruciale: per esempio, il collegamento tra evento tragico e difficoltà a concentrarsi. Parrebbero puntuali inserimenti di chiarificazione e sostegno più che interventi interpretativi stricto sensu.
Da come vanno le cose, si direbbe che tale posizione sia quanto occorra al paziente. Giulio è facilitato nell'insight e nella metabolizzazione dell'episodio, sia per quel che riguarda il progressivo dissolvimento dei sintomi, sia per quel che riguarda la revisione delle proprie coordinate esistenziali. Pertanto, gran parte della dimensione fantasmatica, che viene ripetutamente allusa, resta sotto la superficie, tutt'al più preconscia.