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Il caso, partendo dalla mia pratica, mi ha posto due punti di riflessione, ovvero: la posizione soggettiva delle persone che incontro e quella che io occupo cercando di esercitare come psicoanalista. Nel testo penso siano reperibili due fili, due discorsi: uno che riguarda il trauma dell'incidente e l'altro la posizione soggettiva di Giulio. Mi concentrerò sulla seconda.
Giulio telefona al collega su spinta della madre e del medico di famiglia, dunque non per una sua scelta, ma per il volere dell'altro, per accontentarlo. Questo elemento di non fare che la scelta dell'altro ritorna in più di un'occasione del testo, tanto che è Giulio stesso a definirsi un «accontentatore» (n. 3/2017, p. 465). Fino al momento dell'incidente il paziente sembra inoltre in una posizione di attesa, su un piano sia sentimentale che professionale. La morte di Paolo e la caduta sono due eventi che irrompono in lui, destandolo. Giulio, scontrandosi con la morte, si scontra con la perdita, con la castrazione.
Al quarto incontro sembra emergere un'interrogazione soggettiva. Dice Giulio: «Ho capito che la botta [l'incidente] mi ha svegliato dal mio lungo permanere in una situazione di stallo… non so perché sono rimasto così a lungo… mi piacerebbe capirne le ragioni…» (n. 3/2017, p. 463). La questione sembra pertanto essere quella di non riuscire a scegliere. Da qui le considerazioni sul primo punto che volevo trattare, ovvero la frequenza attuale di un sintomo simile: rimanere fermi perché non capaci di scegliere. Jacques-Alain Miller (Elogio degli eretici. Seconda parte della conferenza di Jacques-Alain Miller a Torino, 8 luglio 2017: ) afferma che il tempo che viviamo è caratterizzato dal dominio della scelta, ovvero dall'abitudine di vivere in una società in cui il mercato offre sempre la possibilità di una scelta in termini di prodotti e servizi, mantenendo così il soggetto nell'illusione di poter acquistare qualsiasi cosa, di poter sempre scegliere. Vi è tut