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Le numerose pubblicazioni di Dagmar Herzog, docente di storia alla City University of New York (CUNY), vertono su religione, etica, politica, economia, diritto, psichiatria; sono però legate dal suo interesse per la storia della sessualità. Non sorprende dunque che sia giunta a confrontarsi con Freud che ha più di ogni altro influito sul modo di intendere e vivere la sessualità in Occidente.
L'Autrice conduce questo confronto collocandosi nell'ambito dei “nuovi studi” su Freud sorti con l'apertura dei Freud Archives. Sostiene che, grazie a tale apertura, anche gli storici si sono volti a studiare Freud e la storia della psicoanalisi, producendo nella storiografia su di essa un mutamento cui ella intende contribuire con due peculiarità: l'assunzione delle vicende della storia della psicoanalisi successive alla fine della Seconda guerra mondiale come una lente attraverso cui osservare le vicende della storia sociale e intellettuale di quel periodo; e il proposito di illustrare come, nel corso della storia della psicoanalisi, si siano resi disponibili «strumenti concettuali potenzialmente utili per una analisi critica della politica e della cultura» (p. 17).
Per contribuire così al suddetto mutamento, l'Autrice segue due direzioni. La prima consiste nel fornire un quadro delle posizioni via via assunte dagli psicoanalisti rispetto a più fenomeni di quel periodo, dall'opposizione alla guerra del Vietnam al post-colonialismo; la seconda nello stabilire come e quanto il confronto con quei fenomeni