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C'è (ancora) qualcuno interessato a Balint e alla sua opera? A chi importa davvero di Michael Balint? A queste domande l'Autore risponde con le oltre duecento pagine del suo libro, un lavoro che segue a poca distanza di tempo Landscapes of the Dark: History, Trauma, Psychoanalysis (London: Karnac, 2011) in cui Sklar esamina i contributi di Ferenczi e di Balint al concetto di regressione e alla situazione di “stare-conil-paziente” gravemente sofferente, segnato da traumi precoci; sull'argomento si veda anche il testo di André Haynal, The Technique at Issue: Controversies in Psychoanalysis from Freud and Ferenczi to Michael Balint (London: Karnac, 1988).
Bergsmann Mihály nacque a Budapest il 3 dicembre 1896 (nel 1920 cambiò il suo nome in Michael Balint) e morì il 31 dicembre 1970 a Londra. Il suo è uno dei nomi troppo spesso trascurati nel panorama degli autori psicoanalitici che si studiano nei nostri corsi universitari, nelle scuole di specializzazione e nei seminari degli istituti di psicoanalisi. Eppure, caso non frequente, molte delle sue opere, le più importanti, sono state tradotte in italiano in anni ormai lontani: ad esempio, Medico, paziente e malattia (del 1956, pubblicato da Feltrinelli nel 1961 come n. 2 della Biblioteca di Psichiatria e di Psicologia Clinica diretta da Pier Francesco Galli e Gaetano Benedetti, con una prefazione dello stesso Galli, e ristampato da Fioriti nel 2014), Tecniche psicoterapiche in medicina scritto con Enid Balint (Torino: Einaudi, ), La regressione , anche questo con Enid Balint (Milano: Raffaello Cortina, ). E, ancora, i testi usciti nella collana La Sfinge dell'editore Guaraldi di Rimini: L'amore primario: gli inesplorati confini tra biologia e psicoanalisi (tradotto nel 1973 e ristampato da Raffaello Cortina nel ), L'analisi didattica: chi psicoanalizzerà gli analisti? (tradotto nel ), e Sei minuti per il paziente. Interazioni nella pratica medica generica , a cura di Enid Balint e Jacob Solomon Norell (tradotto nel ).
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