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Con il caso Giulio (n. 3/, pp. 457-469), Ruggiero Lamantea illustra come un intervento di crisi possa trasformare un evento traumatico grave in una spinta evolutiva. Giulio, studente universitario di 36 anni ed esperto arrampicatore, sopravvive in estate a un incidente in montagna in cui un suo amico perde la vita. Lui riporta alcune ferite lievi e un trauma cranico i cui sintomi permangono a lungo. A distanza di tre mesi dall'incidente Giulio ancora non riesce a riprendere gli studi, e questo prolungato cedimento delle difese lo induce a cercare un aiuto terapeutico. Già durante il primo contatto telefonico mostra, oltre a un atteggiamento passivo, la paura della dipendenza che si esprime nel suo bisogno di mantenere la distanza. Per questa ragione il terapeuta gli offre un colloquio iniziale. All'inizio accoglie il doloroso racconto dell'incidente connotato da una dinamica in due tempi: prima la caduta con il rischio di morire e, il giorno dopo, la notizia della morte del compagno. Giulio è sopraffatto dalle emozioni che gli “fanno gelare il sangue” (n. 3/, p. 459), entra «pian piano