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«La colpa, secondo me, è dei sogni. I sogni sono infami, brigadie'. Sono subdoli e traditori, i sogni. Ti convincono che la realtà, in fondo, non è del tutto vera, che si può cambiare, che si può migliorare. I sogni ti creano qualcosa nella testa e ti fregano, perché poi senza i sogni non riesci a campare più» (Maurizio De Giovanni, Rondini d'inverno. Sipario per il commissario Ricciardi. Torino: Einaudi, 2017, p. 3). Così inizia l'ultimo poliziesco del napoletano Maurizio De Giovanni, dove sogno e sognare fanno da sottofondo onnipresente a un'intrigata vicenda di amore e morte. Nel libro di Armando e Bolko il sogno si comporta allo stesso modo, nel senso che è protagonista, come evidenzia il sottotitolo, e sottofondo nel medesimo tempo. La trattazione va infatti ben oltre la ricostruzione e la messa a fuoco delle componenti storiche e fondanti del sogno, per assumere sin dalle prime pagine il carattere di modello generale entro cui situare tecnica e teoria psicoanalitiche, ridisegnando altresì i percorsi formativi degli stessi psicoanalisti e aspiranti tali. Percorsi tortuosi e insidiosi, cui gli Autori fanno prendere il via nel 1897 e la cui meta mai come oggi è apparsa incerta.
Marianna Bolko, psichiatra e psicoanalista, condirettrice di Psicoterapia e Scienze Umane, e Luigi Antonello Armando, psicoanalista, ex docente universitario di Psicologia dinamica, sono già noti al pubblico di Psicoterapia e Scienze Umane, l'una per i suoi lavori sulla telepatia e l'identificazione proiettiva, l'altro per i suoi molteplici contributi a carattere filosofico e clinico. Con questo libro, frutto di anni di studio e ricerca, di riflessione e sistematizzazione su un “fuori moda” come i sogni, i due coautori intendono fornire nuovi e più adeguati strumenti a chi esercita la psicoanalisi,