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Molti sono gli elementi di interesse del resoconto del caso di Simona; tra di essi, agli occhi del lettore quale io sono, spiccano il posto assegnato all'analisi dei sogni e la questione del valore transferale/controtransferale del rapporto con differenti immagini dell'analista, il cui destino (nei casi favorevoli, come quello di cui ci occupiamo) è rendere possibile una modificazione del rapporto con le imago. Esito, quest'ultimo, subordinato alla condizione che la persona dell'analista sgombri lo spazio della situazione analitica rendendola così sito dell'estraneo (Pierre Fédida, Il sito dell'estraneo [II]. In: Aprire la parola. Scritti 1968-2002. Roma: Borla, ) e che nel caso di Simona è associato alla lettura che Massimiliano Sommantico propone di alcune «fantasie fortemente ambivalenti» (p. 305) alla luce della tesi, essenziale per l'autore, di un «intergioco tra la dinamica edipica e quella fraterna» (p. 305).
Nel caso costruito da Sommantico (attribuendo al termine “costruzione” il suo significato freudiano) è possibile rinvenire sin dal principio gli elementi che rendono ragione di questa centralità; sono però quelli che appaiono proprio per primi nel caso (la presentazione telefonica, le considerazioni del suo destinatario) che conducono a uno specifico evento: «(…) quando vado ad aprire la porta, mi trovo di fronte un volto che vagamente ricordo» (p. 304). La paziente che conosciamo come Simona produce con la sua presenza un riconoscimento reale, fenomeno riconducibile all'azione di un pre-transfert (cfr. Daniel Lagache, Il problema del transfert . In: Il problema del transfert. 1985-2015. Roma: Alpes, , pp. 3-101), necessario per l'ingaggio nel processo analitico e dal profilo immaginario piuttosto definito.
È una «giovane psicologa» di 29 anni (, pp. 3-101) quella che presenta a Sommantico se stessa come una potenziale paziente in difficoltà nel compiere sul piano manifesto la separazione dalla propria famiglia di origine; come visto, il riconoscimento rea