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Donald Trump è un “caso psichiatrico”? La domanda se, quanto e come Donald Trump sia un “malato di mente” sta rimbalzando nel mondo dall'inizio dello scorso anno, e il libro a cura della psichiatra Bandy X. Lee The Dangerous Case of Donald Trump, pubblicato lo scorso anno in USA, è un epigono di tale dibattito. Su Trump molto è stato detto e scritto dal momento in cui ha preso il potere. L'esercito di coloro che lo ritengono unfit per gestire il ruolo di presidente è ampio, e centinaia sono stati i nomignoli che gli sono stati affibbiati da autorevoli quotidiani (come, ad esempio, il Washington Post): Donald the Donnie, King Lear, The Lying King, Cheeto Benito, Donald Chump, Donald Dodo, The Infuriator, Trumpty Dumpty, The Orange Mephistopheles, The Fraud of Fifth Avenue… tralasciando i nicknames meno educati. In realtà il problema dell'equilibrio mentale di Trump è emerso prima della sua nomina a Presidente degli Stati Uniti, quando il 29 novembre 2016 tre psichiatri (Judith Hermann, Nanette Gartrell e Dee Mosbacher) inviarono una lettera a Barak Obama richiedendo che Trump fosse sottoposto a una «full medical and neuropsychiatric evaluation by an impartial team of investigators» (un suggerimento che non fu raccolto).
Il libro è introdotto da Robert Jay Lifton, noto psichiatra e studioso di storiografia psicologica (ha tra l'altro svolto indagini sui medici che condussero esperimenti sui prigionieri nei campi di concentramento nazisti), che firma la prefazione, mentre il prologo vede la doppia firma della curatrice e di Judith Lewis Hermann. Segue l'introduzione di Bandy Lee, che è stata l'organizzatrice della conferenza Duty to Warn, tenutasi a Yale nell'aprile del 2017, evento che ha posto le basi per questa “chiamata alle armi” degli operatori psy che ritengono pericoloso Donald Trump nel ruolo di presidente. Lee sottolinea il rischio, legale e professionale, nell'aver dato vita a questa pubblicazione, ma anche la necessità di non tacere e di rendere pubblica l'o