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In linea con il più ampio solco della crisi in cui versa la diagnosi categoriale, W.J. Livesley, G. Dimaggio e J.F. Clarkin, curatori di questo volume (che vede i contributi di molti importanti clinici e ricercatori attuali, da Fonagy e Bateman a Muran, a vari colleghi italiani di area sia cognitiva che dinamica), propongono un approccio transteorico alla cura dei disturbi di personalità, nel tentativo di combinare i princìpi e i metodi di tutte le terapie efficaci in un modello di trattamento flessibile. L'obiettivo è quello di superare sia i limiti che emergono dagli studi di esito sulle terapie risultate efficaci (campioni piccoli, in genere di pazienti affetti da disturbo borderline; assenza di differenze clinicamente significative tra le diverse terapie; alta percentuale di pazienti che in tutti gli studi non rispondono al trattamento; etc.), sia i limiti concettuali e pratici di queste terapie, per esempio la spiegazione dell'ampia psicopatologia dei disturbi di personalità in termini di una singola compromissione principale.
Si tratta di un volume molto denso di informazioni, con parecchi autori, estremamente aggiornato e complicato da riassumere. Nessuno dei concetti trattati risulterà nuovo al lettore dal punto di vista teorico, tuttavia viene fatta una proposta interessante, che si propone di migliorare la diagnosi e la terapia avvicinandosi il più possibile all'estrema variabilità interindividuale che caratterizza i disturbi di personalità, spiegati come un intreccio di “patologia del Sé” (scarsa differenziazione; senso di sé frammentato; bassa autodirezionalità) e “patologia interpersonale” (capacità di intimità e attaccamento e comportamenti prosociali compromessi). L'assessment, cui gli autori danno estrema importanza, procede valutando innanzitutto le differenze individuali, organizzate intorno a quattro costellazioni di tratti (dipendenza emotiva; dissocialità;