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L'intento di questo libro è di evidenziare i pericoli in cui gli end users, gli utilizzatori finali del DSM-5, possono incorrere dando acriticamente per scontato che il sistema sia “buono e utile”. Al fine di esplicitare il proprio punto di vista, l'Autore inquadra il sistema nel dibattito ultra-decennale che ha visto lo sviluppo delle diverse versioni dei DSM, nelle concezioni teoriche esplicite e implicite che ne stanno alla base, e nello status scientifico della psichiatria e della psicologia clinica, rivolgendosi non solo agli psichiatri ma a tutti gli operatori della salute mentale.
L'alternativa suggerita da Vanheule è il clinical case construction, un approccio (per molti versi simile alla “formulazione del caso clinico” proposta da altri autori in campo psicoanalitico, come Nancy McWilliams) che possa rendere conto al meglio della dimensione soggettiva del paziente, contestualizzandone la situazione, anche sulla base della proposta del punto di vista narrativo.
Nel percorso che infine giunge alla formulazione dell'approccio propugnato dall'Autore sono collocati i primi quattro dei cinque capitoli in cui si suddivide il testo. In particolare, il secondo capitolo si focalizza sull'attendibilità delle diagnosi del DSM-5, ricordando che in psichiatria, in tempi ormai andati, la diagnosi non era basata sulla compilazione di check-list di sintomi bensì sul confronto con un ampio spettro di condizioni psicopatologiche. Dalle ricerche condotte dall'Autore emerge che l'affidabilità