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Tenterò di fornire un commento al caso esposto da Massimiliano Sommantico incentrandolo in particolare sulla questione dell'ontogenesi della femminilità, chiaramente rilevante nella ricostruzione del percorso analitico di Simona. Non a caso, probabilmente, l'analizzante è impegnata in attività di volontariato presso associazioni che si occupano di questioni di genere, le medesime che appaiono di frequente nei suoi sogni, in riferimento alla gravidanza, al confronto con il fratello, al rapporto con la madre.
Il materiale che emerge in analisi pare fin dall'inizio seguire la cronologia tratteggiata da Sigmund Freud nella sua lezione del 1932 su La femminilità [Introduzione alla psicoanalisi (nuova serie di lezioni). Lezione 33. Opere, 11: 219-241. Torino: Boringhieri, 1979], raccontando in prima istanza l'intenso legame edipico con il padre, cui sembrano potersi attribuire le difficoltà di separazione dalla famiglia d'origine che costituiscono la domanda d'analisi della paziente, e soltanto in seguito rivelando il ruolo cruciale della relazione con la madre. L'analizzante sembra illustrare in maniera illuminante la propria dinamica edipica quando afferma che lei e il padre si sono scelti «perché mia madre doveva occuparsi di mio fratello (…) oltre che perché ci assomigliamo quasi in tutto» (n. 2/2018, p. 305). Come a dire che la delusione rispetto all'amore materno, il non essere stata scelta dalla madre («doveva occuparsi di mio fratello»), l'ha condotta a scegliere invece il padre, il quale sostiene a sua volta questa scelta in un movimento di sostituzione fondamentale nell'ontogenesi della femminilità: «Poiché deve rinunciare a colei che (non) ha scelto [la madre], la figlia farà del padre la sua “preferenza”, indicandogli, quest'ultimo, la “linea” dell'oggetto maschile» (Paul-Laurent Assoun, Freud et la femme . Paris: Payot, 2006, p. 28). L'elemento identificatorio («ci assomigliamo quasi in tutto») ratifica la sua posizione di “figlia del padre”, discendente dalla