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Leggendo il caso Simona, mi colpisce la figura di una grande assente: la madre. Sommantico evidenzia come la madre resti sullo sfondo per tutto il primo anno di analisi; solo più avanti si rivelerà «la natura fortemente ambivalente del legame figlia-madre» (n. 2/2018, p. 304). Secondo la psicoanalista femminista Jessica Benjamin «le donne devono far fronte alla necessità paradossale di separarsi e simultaneamente identificarsi con la madre» (Legami d'amore: i rapporti di potere nelle relazioni amorose . Milano: Raffaello Cortina, , p. 119); ciò le mette inevitabilmente in una posizione molto delicata nel momento in cui non possono accedere a un'identità di genere femminile consapevole delle proprie risorse – che sia soggetto e non oggetto nelle relazioni – a causa di un'educazione culturale e sociale profondamente maschilista. Queste donne, pertanto, sono obbligate a imparare a conoscersi attraverso il padre, che le porta a prendere contatto con i propri desideri solo in funzione della soddisfazione delle aspettative e dei bisogni dell'altro sesso.
Fino a quando il maschile avrà il monopolio simbolico della via alla libertà, alla soggettività e al desiderio nella costruzione dell'identità, le donne continueranno a vivere i propri desideri con difficoltà. Non saranno in grado di scegliere per se stesse, svalorizzeranno la femminilità e cercheranno l'affermazione di sé solo attraverso un uomo al loro fianco che sia il padre, il marito o il fratello. L'assenza relazionale ed emotiva della madre indirizza l'attenzione di Simona al mondo maschile che è l'unico, a partire dal padre, che le permette di emanciparsi e sentirsi “unica”. La paziente, infatti, non ha imparato a dare valore a ciò che sente in modo autonomo «come se non potesse esprimere veramente i propri bisogni, pena la non accettazione altrui» (n. 2/2018, p. 304).
Nella terza seduta della 65a settimana si manifesta l'identità di donna in difficoltà di Simona: inizialmente sogna di dare alla luce un figlio masch