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Proverò a raccogliere solo alcuni dei molti spunti di riflessione offerti dai colleghi, non potendomi soffermare su ognuno di essi.
Anzitutto, mi pare che tutti sottolineino il tema della femminilità. Se Valentina Boursier evidenzia la questione dell’«eredità del femminile» (n. 3/2018, p. 469), così come le poste in gioco delle dinamiche della filiazione e della trasmissione, Stefania Napolitano pone l'accento sulla «ontogenesi della femminilità» (n. 3/2018, p. 472), mentre Giorgio Meneguz si riferisce al «conflitto fra sessualità di piacere e sessualità generativa» (n. 2/2018, p. 314). La problematica costruzione del femminile risulta in effetti centrale nella dinamica del caso, intrecciandosi con la vicenda fraterna. Come rilevato da Meneguz, la nascita del fratello interviene nella «fase in cui la bambina edipica fantastica di avere un bambino dal proprio padre e s'intensifica la rivalità nei confronti della madre» (n. 2/2018, p. 314). In maniera complementare, Stefania Napolitano pone l'accento sulla delusione per «il non essere stata scelta dalla madre» (n. 3/2018, p. 472), che conduce la paziente «a scegliere invece il padre, il quale sostiene a sua volta questa scelta» (n. 3/2018, p. 472); movimento da cui deriva la dinamica identificatoria con quest'ultimo che farà da ostacolo all'inserimento nella genealogia materno-femminile. Ostacolo ripreso da Valentina Boursier (n. 3/2018, pp. 467-469) in riferimento alle difficoltà della paziente nell'accogliere la gravidanza – con i relativi fantasmi di trasmissione che, ancora una volta, s'intrecciano con la questione della malattia del fratello – e, più in generale, la propria generatività in quanto donna. Da un versante teorico differente, anche Serena Calò si pone interrogativi rispetto al femminile, articolandolo alle questioni degli stereotipi e delle «differenze di genere della società in cui viviamo» (n. 3/2018, p. 475), del loro peso sul divenire de femminile, e del rapporto madre-figlia. Punto su cui s'incent