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Con un titolo accattivante e denso di implicazioni, Maria Pierri, psicoanalista e docente universitaria, presenta in questo volume il frutto di una ricerca ultraventennale. La tematica in ambito psicoanalitico è stata quasi offuscata, per non dire occultata, ma attualmente, con la rivalutazione di Ferenczi (per molti una scoperta), la deriva intersoggettiva, l'ibridazione filosofico-fenomenologica, la “comunicazione”, col corollario dell'empatia, vengono legittimate come terreno di studio con conseguenze concrete nella pratica clinica. Peraltro, in Italia, grazie alla presenza rassicurante di Emilio Servadio, studioso stimato anche a livello internazionale, diversi psicoanalisti hanno pubblicato osservazioni sui fenomeni psi-cognitivi cui Servadio aveva prestato attenzione sin dal 1934, ritrovandosi al centro di una polemica di notevole portata.
Non si può riassumere nello spazio di una scheda la gamma delle implicazioni epistemologiche connesse alla questione. Mi limito a riportare la posizione di Ernest Jones il quale temeva che l'interesse di Freud e Ferenczi per il tema dell'occulto facesse correre il rischio di accostare «la psicoanalisi alla telepatia squalificando e danneggiando la nuova scienza» (Ernest Jones, Vita e opere di Freud, Vol. III . Milano: Il Saggiatore, 1962, cap. XIV, p. 461). La maggior parte degli psicoanalisti si è schierata con Jones, ritardando e ostacolando le ricerche sull'influenzamento bidirezionale tra analista e paziente. István Hollós, allievo di Ferenczi, nel 1932 disse chiaramente che la telepatia è un evento elaborato congiuntamente dove il fenomeno telepatico rappresenta un'azione inconscia reciproca e non semplicemente un atto isolato di percezione da parte dell'uno o dell'altro (István Hollós, Psychopathologie alltäglicher telepathischer Erscheinungen [1932]. Imago, 1933, 19, 4: 529-546; trad. it.: Psicopatologia dei problemi telepatici quotidiani. Babele, 2007, VIII, 36: 36-46).
Ritengo che il testo di Maria Pierri, uscito poch