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Irvin Yalom è un noto psicoterapeuta di scuola esistenzialista, psichiatra, autore di romanzi e saggi, già professore di Psichiatria alla Stanford University. Il lavoro qui presentato è un memoir, una profonda riflessione in cui l'Autore volge il suo sguardo di terapeuta al passato e alla sua storia intellettuale. Il libro inizia con la descrizione di un momento di vita famigliare a Washington, D.C., dove i genitori, immigrati ebrei dalla Russia, gestivano una drogheria. Yalom durante l'infanzia e l'adolescenza cresce insieme alla sorella in condizioni di ristrettezza economica; per sottrarsi alla miseria e al degrado del suo ambiente di vita si dedica alla lettura e allo studio. Mentre la famiglia mantiene le tradizioni di vita ebraiche, Yalom si mostra resistente al pensiero religioso. Nel libro si dichiara «areligioso» (p. 159), e frequenti sono i rimandi alla sua prospettiva laica. Nonostante il disaccordo, i genitori sostengono il figlio nell'educazione e poi nella sua formazione universitaria. Yalom intraprende pertanto gli studi in discipline artistiche alla George Washington University, nel 1956 si laurea alla Boston University School of Medicine, nel 1960 porta a termine la sua formazione a 29 anni specializzandosi in psichiatria e psicoterapia di gruppo al Mount Sinai Hospital di New York e presso la Phipps Clinic del Johns Hopkins Hospital di Baltimora.
Nel libro racconta della sua vita professionale, di quella privata, del matrimonio e dei momenti difficili con la compagna di una vita, Marilyn, e dei figli. Enfatizza un duplice aspetto della sua identità: si riconosce non solo come terapeuta ma anche come scrittore posizionato tra le discipline scientifiche e quelle umanistiche. Yalom, a 86 anni, sente sempre più intensamente lo scorrere del tempo, i ricordi lo commuovono, ci tiene a sottolineare che questo sarà l'ultimo di tanti libri che ha avuto modo di scrivere. Si tratta di un lavoro sostanzioso, formato da più di 390 pagine, scritte con uno stile in