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«Tutto è stato già detto, ma siccome nessuno ascolta bisogna sempre ricominciare»
Larry Friedman attraversa i problemi con la minuziosità dell'orafo, per cui nel suo lavoro di cesello bisogna rincorrere ogni dettaglio senza lasciarsi abbagliare dal prodotto finito. In sostanza, sul piano metodologico, percorre le implicazioni di concetti e concezioni rifiutando ogni aspetto assertivo. La storia culturale e scientifica di Friedman è ben nota ai lettori della rivista, come il suo insuperabile testo Anatomia della psicoterapia1.
In apparenza, il titolo del pezzo che qui pubblichiamo riguarderebbe il “valore d'uso” della filosofia di Heidegger per “gli psicoanalisti”. Si pone da subito la questione della distribuzione culturale dei professionisti della psicoanalisi, come ipotetico corpo compatto, mentre nel testo compare più volte il termine “psicoterapia”, quindi un aspetto composito di portata diversa. Comunque il suo scritto ha per me innanzitutto valore storico e si inscrive nel dibattito sulle afferenze gnoseologiche alla casa comune della psicoterapia (adopero il singolare), e quindi ai riferimenti filosofici in senso lato, da una parte, e dall'altra alle filosofie di base di ciascun indirizzo o “scuola”, comunque presenti nei sistemi di valore espliciti o inferibili e che determinano tanto l'azione clinica quanto l'assetto del campo terapeutico. Pertanto il contributo di Larry può essere rubricato, questa è la nostra intenzione nel pubblicarlo, nel quadro di quello che Frank Sulloway ha chiamato “costruzione sociale della