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La vera anima della psicoanalisi in America Latina, scrive Eli Zaretsky nella sua storia sociale e culturale della psicoanalisi, «va ricercata nell'esperienza della tortura, dell'esilio e della perdita che gli anni sessanta lasciarono nella loro scia. Tra gli psicoanalisti costretti all'esilio si possono citare Juan Carlos Volnovich, fuggito dall'Argentina e ora attivo a Cuba; Marcelo e Maren Viñar, torturati e costretti a fuggire dall'Uruguay per avere avuto in cura un tupamaro; Elizabeth Lira, che affiancò il clero di El Salvador nella lotta per ripristinare la democrazia; Ignacio Martín-Baró, il più importante psicologo sociale dell'America Centrale, assassinato nel 1989 dalle forze armate salvadoregne finanziate dagli Stati Uniti; e Marie Langer e gli altri analisti delle scuole freudo-marxiste Performa e Defensa» (I misteri dell'anima: una storia sociale e culturale della psicoanalisi . Milano: Feltrinelli, , p. 390).
Durante la dittatura in El Salvador, Ignacio Martín-Baró, docente universitario, prete di campagna e scrittore, morì a 47 anni trucidato dal feroce Batallón Atlácatl, creato, addestrato ed equipaggiato dai militari statunitensi. Con lui furono assassinati il rettore dell’Universidad Centroamericana José Simeón Cañas (UCA), Ignacio Ellacuría, il direttore dell'Istituto dei Diritti Umani dell'UCA, Segundo Montes, il direttore della Biblioteca di teologia, Juan Ramón Moreno, il professore di filosofia Amando López, Joaquín López y López, e due collaboratrici dell'Università, Elba e Celina Ramos. La stessa settimana nel cuore di novembre del 1989 furono barbaramente uccisi altri 28 civili.