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Fethi Benslama ritiene che la psicoanalisi debba confrontarsi con le grandi questioni contemporanee, e che senza l'apporto della psicoanalisi la comprensione di queste grandi questioni sia destinata a rimanere, nel migliore dei casi, parziale. Con Un furioso desiderio di sacrificio. Il supermusulmano, Benslama fa esattamente questo, cioè affronta il tema della radicalizzazione attraverso la formulazione di una serie di interrogativi ai quali seguono risposte originali, talvolta molto diverse da quelle dominanti, ma che costantemente tengono conto anche del metodo e degli strumenti concettuali della psicoanalisi. Gli interrogativi all'origine di questo testo sono chiari ed essenziali: cos’è la radicalizzazione? Quale è il terreno fertile che conferisce senso al processo di radicalizzazione? Quali sono le conseguenze di questo complesso fenomeno per chi ne è coinvolto? Quali sono le conseguenze per la comunità dei musulmani? Chi è il “supermusulmano”? Chi è il martire? Come è possibile tentare di arginare il fenomeno della radicalizzazione e dell'islamismo identitario?
Meno chiaro è il genere al quale il testo appartiene. Più che un limite, questa nonappartenenza risulta paradossalmente essere un merito. Non è un testo di psicoanalisi, non di sociologia, non di antropologia. Non è uno scritto di filosofia o di politica e non è un'esegesi dei testi sacri. Eppure è al tempo stesso tutto questo. La pluralità di punti di vista, di sguardi puntati sul fenomeno da osservare, rivela l'epistemologia di riferimento dell'Autore. La convinzione che sia necessario studiare un fenomeno da molteplici punti di vista per raggiungere la miglior comprensione possibile è una scelta di metodo di marca complementarista nel senso proposto dal “fondatore” dell'etnopsicoanalisi Georges Devereux. Per Devereux «ogni “fatto umano” può dirsi completamente