You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Nel 1980 usciva in Italia, nella prestigiosa collana blu col trifoglio bianco della Boringhieri, allora diretta da Pier Francesco Galli, la traduzione di una raccolta di testi di Maxwell Gitelson, con diciotto fra i suoi contributi più significativi, scritti fra 1938 e il 1964. Esponente di primo piano degli anni d'oro della psicoanalisi americana, Gitelson contribuì non poco alla sua affermazione, confrontandosi coi temi e con le questioni cruciali della disciplina, che avevano varcato l'Oceano insieme col contingente di analisti (prevalentemente ebrei) sfuggiti al nazismo e alla Seconda Guerra Mondiale. Sguarnita l'Europa, se si eccettua per un piccolo avamposto di analisti inglesi, la psicoanalisi americana si ritrovò dall'oggi al domani dotata delle migliori menti e dei migliori clinici dell'epoca. L'ibridazione ebbe l'effetto di radicalizzare le posizioni delle varie scuole, che si attestarono principalmente fra la cosiddetta “scuola di Chicago” - guidata da Franz Alexander, ungherese di origine, e non a caso considerata la continuazione della “scuola di Budapest” guidata da Ferenczi - e la scuola di New York che, ancora in anni più recenti, vedeva in Kurt Eissler il custode dell'ortodossia (e dei Freud Archives). Gitelson parteggiò per la prima. Straniero anch'egli - era nato in Russia nel 1902 - fu condotto bambino negli Stati Uniti, e nel 1919 prese la cittadinanza ma, a tutti gli effetti, egli era stato americano da sempre.
Fra i saggi della raccolta la scelta è caduta su tre lavori rappresentativi dell'opera di Gitelson, che ben si prestano a mostrare come egli abbia anticipato, e con quale rigore, alcune tematiche oggetto ancora oggi di vivace dibattito.
Il primo saggio, sull'adolescenza, si intitola “La sintesi del carattere, problema di psicoterapia dell'adolescente” (Character synthesis: The psychotherapeutic problem of adolescence. American Journal of Orthopsychiatry, , 18, 3: 422-451). Quando Gitelson si è occupato d