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Marina Ballo Charmet, fotografa e psicoterapeuta infantile, ripercorre in questo libro costruito su appunti di lezioni e seminari le tappe del suo percorso artistico degli ultimi trent'anni: un percorso che mira a far emergere, attraverso la fotografia e il video, una relazione con il mondo fondata sull'esperienza percettiva marginale. Della sua opera la stessa Autrice dà una lettura a partire dalla sua formazione filosofica (in particolare fenomenologica) e psicoanalitica, con riferimenti a vari autori che hanno studiato i processi creativi (Ehrenzweig, Resnik, Winnicott, Milner, Segal), includendo nel libro, oltre a molte sue fotografie tratte da periodi differenti, anche altre opere che hanno ispirato la sua ricerca. Un capitolo riporta inoltre l'esperienza di un seminario svolto una quindicina d'anni fa dall'Autrice in una scuola elementare in provincia di Milano, in cui i bambini sono stati incoraggiati a sperimentare in prima persona, attraverso la fotografia, una modalità percettiva ed espressiva non convenzionale. Concludono il libro la “Conversazione” con Jean François Chevrier e il saggio “Visione periferica” del curatore Stefano Chiodi.
Il titolo riprende quello di una serie fotografica in bianco e nero che l'Autrice ha prodotto nei primi anni 1990, un'esplorazione di forme quasi accidentali in paesaggi urbani deserti e una ricerca sulle condizioni di luminosità che si verificano al nascere e al morire del giorno, sul modo in cui queste animano gli oggetti inclusi nell'immagine ed evocano quelli che ne restano fuori: ricerca che sarà portata avanti, in contesti diversi, nei decenni a venire. Au bord de la vue (“Con la coda dell'occhio”) è anche il titolo di una mostra antologica dell'Autrice (Marina Ballo Charmet, Au bord de la vue. Linee biografiche. Ravenna: Montanari, ), curata da Jean-François Chevrier, già esposta a Lione la scorsa primavera e recentemente allestita al MAGA di Gallarate. La sede della mostra è uno spazio museale bellissimo che al pian