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Compare in italiano, a trent'anni dall'edizione inglese, il volume di Paul C. Vitz, professore emerito di Psicologia presso la New York University, riguardante il rapporto tra Freud e il cristianesimo. Il testo è una documentata ricostruzione psicobiografica, con gradevoli apporti anche iconografici, della presunta ambivalenza di Freud verso la religione; a differenza di altri lavori che hanno indagato il rapporto tra Freud e l'ebraismo, qui si evidenzia in particolare il ruolo del cattolicesimo romano nella vita e nelle opere del padre della psicoanalisi.
Per quanto discutibile e datato, il lavoro di Vitz è di un certo interesse per la particolareggiata rivisitazione della biografia freudiana alla luce della questione cristiana. Nella nuova prefazione del 2018, Vitz ribadisce i punti forti del suo saggio: Freud si interessò di tali tematiche per tutta la vita, il che viene interpretato alla luce del trauma della perdita della bambinaia cattolica cui il piccolo Sigmund fu molto legato; la conseguente ansia da separazione si espresse nel “complesso di Roma”, nonché nell'interesse costante per opere letterarie e artistiche con temi evangelici; l'inconscio a un tempo filocristiano e anticristiano di Freud si sarebbe tradotto in fantasie faustiane e mefistofeliche.
Nei primi capitoli del volume, Vitz argomenta in maniera piuttosto semplicistica circa l'«origine nevrotica, e perciò inattendibile, della sua [di Freud] mancanza di fede» (p. 281) a seguito della separazione dalla bambinaia cattolica; a completare il quadro vi sarebbe poi il rifiuto di Freud nei confronti del padre Jakob incolpato della presunta relazione tra Amalia, madre di Sigmund, e il fratellastro Philipp (cfr. Marianne Krüll, Padre e figlio: vita familiare di Freud . Torino: Boringhieri, ). Vitz arriva perfino a ipotizzare in Freud il desiderio inconscio di essere battezzato, sulla scorta della lettura di Immanuil Velikovskij (The dreams Freud dreamed. Psychoanalytic Review, , 28, 4: 487-511), psicoanali