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Il testo di Luigi Antonello Armando e Marianna Bolko, Il trauma dimenticato, pur nel suo limitato numero di pagine (248) contiene una quantità di affascinanti e convincenti informazioni, valutazioni, ipotesi riguardanti il significato del sogno, come Freud l'ha descritto nel suo giustamente famoso libro, L'interpretazione dei sogni11, tanto che il testo dei nostri autori può essere considerato a buon diritto la base di partenza per coloro che in futuro vorranno interessarsi ai sogni, non solo in ambito psicoterapeutico o psicoanalitico. Di questa moltitudine di temi, non solo per ragioni di tempo, richiamerò solo quello che mi pare centrale: il paradigma interpretativo freudiano, ovvero il complesso di Edipo.
Diversi anni fa, a partire dalle relazioni tenute sul tema nei “Seminari Internazionali di Psicoterapia e Scienze Umane” di Bologna, la dottoressa Catia Nicoli e io scrivemmo un testo sul complesso di Edipo per i partecipanti ai Seminari12. Al termine, riprendendo anche le osservazioni di René Girard, Luigi Zoja e altri riguardanti la constatazione che il padre, “archetipico e maiuscolo” del complesso di Freud, nella realtà dei nostri tempi non esisteva più, scomparso o diventato, per alcuni, “un mammo”, ci eravamo chiesti che riflesso poteva avere questa scomparsa sull'ipotesi freudiana del complesso.
Pure le madri sono molto cambiate da allora: anche se le donne stanno ancora lottando per la loro autonomia e vengono uccise con inquietante frequenza dai loro compagni che non le tollerano, hanno istruzione, lavoro e dignità impensabili cento anni fa. Inoltre, scrive Merlo su la Repubblica, «con le nascite ridotte a 458.151, record negativo dall'Unità ad oggi, l'Italia senza figli non è più il paese delle mamme»13.
I figli, scrive la Butler ne La rivendicazione di Antigone14, pubblicato nel 2000, «per il divorzio e le seconde nozze dei genitori, il fenomeno migratorio, l'esilio e lo statuto di rifugiato, gli spostamenti di vario genere passano da una