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1. È più di un anno dalla comparsa del libro occasione di questo incontro. Anche se non tutti, i libri sono presto inghiottiti dalla sete di simulacri di novità che anima il dio mercato. Grazie dunque a Stefano Benni e Alberto Merini per essere oggi presenti. Si dovrà anche a loro se il libro, che vuole richiamare qualcosa di dimenticato, non verrà abbandonato troppo presto e dimenticato.
2. La presenza qui di Benni e Merini non dice solo della loro cortesia. Nel titolo di questo incontro compare la parola “arte” che può significare un fare inteso a garantire presenza e durata di una realtà detta “psichica” la quale, posta al di là del confine del consueto, differenzia gli esseri umani dalla natura. Questa parola può dare una prima idea di cosa, oltre la cortesia di chi è venuto a parlare del libro, unisce loro e i suoi autori, le loro opere e il libro. Merini, oltre a essere psichiatra, crea quadri. Benni scrive poesie e romanzi che sono sogni poetici. Il libro ripensa la psicoanalisi e l'interpretazione dei sogni facendo perno, come ha scritto Silvia Marchesini in una bella recensione, sull'«inatteso impatto emotivo» che ha significato per Freud l'incontro «con la bellezza dell'arte italiana del Rinascimento»26. Per di più quadri, romanzi e libro condividono l'intenzione, propria dell'arte, di assumersi la responsabilità di garantire presenza e durata della realtà detta “psichica” intervenendo in un dramma che vede affrontarsi assenza e presenza, scomparsa e durata di quella realtà e del desiderio degli esseri umani di farne l'esperienza che la rende esistente. È un dramma esistenziale, culturale, storico, politico attuale recitato da tre attori che l'immagine posta sulla soglia dell'ultimo libro di Benni27 presenta: una stanza chiusa ove ogni nozione di quella realtà vive impotente o è spenta; una finestra che vi si apre; alcune figure che la rappresentano e accennano alla condizione del suo durare.
3. Questi attori sono presenti nei quadri di Merini. La stanza chi