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I precedenti interventi accennano a un mio sogno che può aiutare a comprendere la prima parte del libro e chiedono di dire qualcosa sulla seconda parte che espone una tecnica dell'interpretazione fondata sul discorso storico e teorico della prima. Risponderò nel modo che mi sembra più consono al tema del libro, anche riportando e commentando alcuni sogni non solo miei.
Il mio sogno della musica prima ricordato, fatto durante la stesura del libro, era stato preceduto da quest'altro fatto quando si era pensato di scriverlo:
«Era notte. Nuotavo in un mare nero, e dello stesso nero erano le nubi, il cielo e il mio corpo. Non sentivo limiti o confini tra il mio corpo e il mare. Nuotavo con godimento verso il largo e non sapevo dove mi sarei trovata e cosa avrei trovato. A un certo punto sento che qualcuno nuota dietro di me, ma si gira e va verso la riva. Penso che ha paura di continuare. Mi giro anch'io e nuoto verso dove sono partita. Sono delusa di non aver continuato».
È verosimile che questo sogno, fatto quando si era affacciato il progetto del libro, esprimesse le mie esitazioni al riguardo. Mentre però preparavo questo intervento, mi sono venute in mente due immagini che mi permettono di comprendere meglio quelle esitazioni. La prima è rappresentata dai quadri di Alberto Merini. Come è stato notato, quei quadri aprono fessure in un supporto rigido. E quello che talora appare in quelle fessure è un colore nero come quello del mio sogno. L'altra immagine che subito mi è apparsa è quella di un famoso brano di Leonardo riportato nel libro, in cui anche qui compare il nero. È il brano in cui egli immagina di affacciarsi sulla soglia di una scura spelonca: «Tirato dalla mia bramosa voglia (…) pervenni all'entrata di una caverna; dinanzi alla quale, restato alquanto stupefatto e ignorante di tal cosa (…) colla destra mi feci tenebre alle abbassate e chiuse ciglia; e spesso piegatomi qua e là per vedere se dentro vi discernessi alcuna cosa; e questo vietatomi per la grande o