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Cari amici e compagni,
(…) Dall'epoca della costituzione di Psichiatria Democratica a oggi sono cambiate molte cose; soprattutto è mutata la situazione politica ed economica, tanto da restringere gli spazi autonomi (anche se relativi) rispetto ai blocchi delle forze politiche organizzate. Sono possibili gli interventi individuali, locali, occasionali (e ne abbiamo avuto molti esempi), assai meno invece le iniziative di gruppo.
Con questo non intendo negare la possibilità di esistenza di Psichiatria Democratica; affermo piuttosto che sarebbe necessaria una presenza costante, un'iniziativa rinnovata di continuo, ma soprattutto una capacità di analisi politica, di scelte strategiche e tattiche che non possiedo assolutamente. Oggi occorrerebbe, a mio avviso, prendere iniziative chiare, decise, costanti per canalizzare molte forze potenziali al fine di contrastare la linea, sempre più definita, di riutilizzare la psichiatria nelle sue varie forme per motivi di stabilizzazione, di ordine pubblico. (…)
Anche nel campo più tecnico il panorama è cambiato. Per molto tempo abbiamo sostenuto che era giunto il momento per “generalizzare le esperienze”; mi pare invece che siamo ridotti a difendere giorno per giorno quelle esistenti, che sono poche e isolate, nonostante l'esistenza potenziale di un forte movimento di “nuova psichiatria”, nonostante la presenza di nuclei di operatori che, sia pure con fatica, stanno conducendo esperienze “alternative”. Le cause stanno prima di tutto nella situazione politica generale, che pone ostacoli anche nelle zone rette da amministrazioni di sinistra, ma non possiamo escludere anche l'incapacità di Psichiatria Democratica a realizzare quel collegamento che potrebbe trasformare delle iniziative isolate in un movimento.
Inoltre anche i temi di lotta sono forse cambiati, o meglio sono diventati più articolati: è vero che la battaglia contro il manicomio rimane sempre attuale, però non possiamo ignorare che il notevole sviluppo dei Servizi esterni pon