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Il primo dato informativo che Simone Maschietto fornisce al lettore del suo caso clinico, una sorta di “titolo” alla sua relazione, è che la paziente, Anna, è attualmente in trattamento psicoanalitico con lui a cinque sedute alla settimana. Non è solo un dato informativo significativo e significativamente sottolineato, è un dato che definisce il trattamento e l'ispirazione teorico-metodologica che lo ha caratterizzato e sostenuto. Il lavoro psicoterapeutico di Maschietto si è basato soprattutto sulla sua capacità di accettare e sostenere una pratica terapeutica che solo attraverso una frequenza eccezionalmente intensiva, oggi assolutamente fuori dal comune, ha potuto consentire una strategia curativa che Maschietto ci descrive molto bene e con grande passione.
Raccolgo e sottolineo alcuni elementi caratterizzanti il caso clinico. Anna è già stata in psicoterapia tra i 21 e i 28 anni; la sua vita è stata dominata e schiacciata dai penosi oneri imposti dall'accudimento prima della mamma, malata di cancro, e poi del papà, paralizzato da un ictus. Ha potuto accedere alla maternità tardivamente, a 40 e 44 anni; si è a sua volta ammalata di cancro e si è reso necessario un intervento al seno. Ed è sull'onda d'urto di quest'ultima disgrazia che cerca l'aiuto di Maschietto. La durissima sequela di sciagure che hanno colpito la vita di Anna ne hanno inevitabilmente e gravemente segnato le condizioni psichiche, il mondo oggettuale interno e la capacità affettiva. A psicoterapia già avviata si profila la necessità di un secondo intervento chirurgico al seno e di isterectomia. La paziente sprofonda nella disperazione e decide di affidare ogni residua speranza di salvezza alla persona del terapeuta cui chiede incontri quotidiani e presso il quale chiede di poter “trovare casa”. La disperazione della donna, che significativamente rifiuta l'aiuto farmacologico, la porta a reclamare un vero e proprio risarcimento su un piano di realtà da parte di una figura reale che ne curi anche f