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Con Erich Homburger Erikson (1902-1994) non si tratta di un libro dimenticato, perché in alcuni ambiti non lo è affatto, ma di un approccio che lo rese personaggio di spicco nel panorama psicoanalitico americano e internazionale degli anni 1950-60, tanto da meritare il titolo di “salvatore della psicoanalisi”. Come egli stesso ebbe a scrivere in una delle due toccanti introduzioni al testo in oggetto, il suo è «un itinerario concettuale» (p. 10). In tal senso possiamo ripercorrere e comprendere la sua opera attraverso la sua biografia.
La vita di Erikson è stata singolare. Nella biografia, scritta con lui ancora vivo, Paul Roazen (Erik H. Erikson: tra psicoanalisi e sociologia . Roma: Armando, ) racconta come, indeciso sulla strada da intraprendere, Erikson si guadagnasse da vivere dipingendo i ritratti dei figli di famiglie benestanti di Vienna. Introdotto e sostenuto da Peter Blos, suo ex-compagno di studi, finisce con l'insegnare nella scuola di Dorothy Burlingham ed Eva Rosenfeld, diretta dallo stesso Blos (poi analista a