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I tre curatori di questo voluminoso libro, di quasi 750 pagine, sono tutti membri della Società Psicoanalitica Italiana (SPI) – Luisa Marino Coe è anche guest member della British Psychoanalytical Society e vive a Londra – e hanno raccolto molti contributi di membri della SPI e dell'Associazione Italiana di Psicoanalisi (AIPsi), l'altra società italiana affiliata all'International Psychoanalytic Association (IPA). Lo scopo dichiarato è quello di far conoscere all'estero la letteratura psicoanalitica italiana, in gran parte non tradotta in inglese. Sono stati selezionati 46 articoli, considerati i più rappresentativi della tradizione italiana (anzi, delle varie tradizioni italiane, perché gli approcci teorici sono estremamente diversificati), che datano dagli anni 1920 fino a oggi: vi compaiono ad esempio contributi di Edoardo Weiss, Eugenio Gaddini, Ignacio Matte Blanco, Luciana Nissim Momigliano, Jorge Canestri, Jacqueline Amati Mehler, ecc. (ovviamente non è possibile qui citarli tutti). Questi contributi sono distribuiti nelle sei parti in cui è suddiviso il libro, che sono le seguenti: “Storia della psicoanalisi in Italia”; “Metapsicologia”; “Pratica clinica, teoria della tecnica e fattori terapeutici”; “La persona dell'analista, controtransfert e relazione analitica/campo”; “Trauma, dolore psichico, lutto ed elaborazione”; “Il preverbale, il preconscio, il fusionale e gli stati primitivi della mente”. Ogni parte è preceduta da una introduzione che riassume le principali idee e il retroterra storico e teorico dei vari contributi inclusi. Nella “Introduzione generale” Borgogno e Luchetti spiegano le ragioni che hanno portato a questo libro, progettato quasi dieci anni fa, e l'esclusione di autori molto importanti che inevitabilmente, per diversi motivi, non è stato possibile includere.
Questo libro è certamente interessante, ma – come argomentato in una Lettera al Direttore dell'International Journal of Psychoanalysis che verrà pubblicata a breve, e che è stata in