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Occuparsi dei traumi e dei ricordi traumatici rappresenta un impegno che ha una storia gloriosa in psicopatologia e in clinica psicologica (secondo l'espressione di Cesare L. Musatti che appunto distingueva tra “psicologia clinica” e “clinica psicologica”), e rappresenta anche una responsabilità che va oltre l'esercizio della professione, aprendo ai versanti etici e sociali. Peter Levine ha dedicato la vita a combattere contro gli esiti degli eventi traumatici, sviluppando infine il Somatic Experiencing Method, la cui articolazione è meglio apprezzabile in due suoi libri, tradotti in italiano sempre dall'editore Astrolabio rispettivamente nel 2009 e nel 2014: Il trauma visto da un bambino (del 2007 e scritto con Maggie Kline – si veda la scheda in Psicoterapia e Scienze Umane, 2010, XLIV, 2: 260-261), e Somatic experiencing, del 2010.
In Trauma e memoria l'Autore affronta il problema di come trattare i ricordi traumatici non elaborati. Nel fare ciò Levine richiama un testo classico come L'automatismo psicologico di Pierre Janet (recensito in Psicoterapia e Scienze Umane, 2015, XLIX, 4: 665-667) e passa attraverso i diversi momenti in cui Freud ha riflettuto sui traumi occupandosene anche in modo pratico, come nel parere peritale elaborato in merito alla riabilitazione dei traumatizzati di guerra, in contraddittorio con lo psichiatra Julius von Wagner-Jauregg (Sigmund Freud, Promemoria sul trattamento elettrico dei nevrotici di guerra . Opere, 9: 169-175. Torino: Boringhieri, ).
Il campo dominato dalla “tirannia del passato” (cioè dal “cemento” del ricordo traumatico, congelato nella mente) è l'area della «memoria procedurale, situata molto al di sotto della normale coscienza di veglia (…), elemento chiave per il lavoro clinico sui ricordi traumatici» (p. 51). Il riemergere dei ricordi traumatici in stato di sonno o di veglia è cosa ben nota a tutti i soggetti traumatizzati, i quali assistono perlopiù impotenti all'improvviso risveglio di schegge fuori controllo del pr