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Esito di una serie di seminari che Melanie Klein tenne alla Caxton Hall di Londra nel 1936, questo volumetto ridà alle stampe un classico della psicoanalisi, tentando di spremerne il più possibile il potenziale. Oltre a offrire una lucida analisi di come il successo dell'allattamento costituisca una risorsa cruciale per lo sviluppo, Weaning è un laboratorio a cielo aperto in cui appaiono in nuce quelli che rimarranno «i capisaldi della psicoanalisi kleiniana» (p. 57). Il testo si divide in tre momenti.
Nel primo (“Prefazione. Frau Klein: Dell'angoscia, del campo trascendentale”), il curatore e traduttore Giacomo Clemente introduce il saggio della Klein con una sintetica contestualizzazione che ne sottolinea la criticità temporale: esso segue di un anno il postulato della “posizione depressiva” e, surrettiziamente, anticipa quella che circa dieci anni dopo verrà formalizzata come “posizione schizoparanoide”. Inoltre, spinge gli orizzonti del testo sino alle soglie del primo Sartre (La trascendenza dell'ego . Napoli: Berisio, ), rimarcando il fatto che entrambi gli autori condividano una nozione di Io come “effetto”, “prodotto” di meccanismi difensivi (p. 16).
Nel secondo momento (Weaning), il saggio di Melanie Klein introduce lo svezzamento come fase critica «i cui processi integranti», lungi dal ridursi all'ontogenesi individuale, «stanno alla base dello sviluppo della cultura e della civiltà nel suo insieme» (p. 9). A seguito della perdita dell'oggetto amato e interiorizzato, il bambino si trova nella condizione di dover instaurare una relazione con l'oggetto intero: attraverso l'introiezione dell'oggetto buono e l'adozione di adeguate strategie di contenimento, egli può relazionarsi con la madre come persona intera e non più come un ammasso di oggetti polarizzati e scissi. Contro i detrattori della Klein, che le imputano una concezione unidirezionale del rapporto bambino/madre, il saggio esalta la natura dialettica della relazione. Eppure, questa progressione nello