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Dal pubblico: Perché pensa che Rapaport non abbia fatto aliyah? [La immigrazione ebraica nella terra di Israele - N.d.R.]
Daniel Kahneman: Perché non si è stabilito in Israele? Non lo so. Ho avuto l'impressione che non fosse del tutto deciso al riguardo e che fosse troppo attaccato al lavoro qui per prendere seriamente in considerazione di staccarsi da qua e trasferirsi là. Non mi era chiaro perché fosse venuto. Era legato a Israele, era ebreo e ciò era molto significativo per lui, per cui penso che l'idea esercitasse su di lui una certa attrazione. Ma in ultima analisi non apparteneva a quel luogo. Non credo che sarebbe stato felice. La scena americana non gli si addiceva neppure, perché era così rigido, ma anche nella scena israeliana con il suo carattere sarebbe stato un vero e proprio outsider. Per cui sono felice che non l'abbia fatto.
Joseph D. Lichtenberg: Ho fatto un corso con Rapaport, e a quel tempo avevo un rabbino che era molto estremo: parlava a te e mai con te. Rapaport mi ricordava tanto quel rabbino. Stavo là seduto con emozioni contrastanti perché ciò che mi diceva era così interessante e valido, ma sentivo fortemente che la persona che me lo stava dicendo non mi piaceva. Voglio dire anche che una volta mi era venuta un'idea su cui avevo scritto un articolo, un'idea molto buona che pensavo fosse originale. E un giorno, mentre stavo rovistando tra i miei appunti, è scivolato fuori un foglietto. L'ho raccolto e ho visto che era una discussione di quel corso di Rapaport in cui c'era quell'idea. Così, per criptomnesia, c'era qualcosa che avevo sentito da lui ma che avevo rimosso ed è poi riemersa come idea mia.
Daniel Kahneman: Sì, non sono sorpreso. Conosco questa sensazione di disagio di cui hai parlato, e al tempo stesso di essere il destinatario della sua generosità e gentilezza. Ora vi confido una cosa che non ho mai detto a nessuno. Il più grande complimento che ho mai ricevuto è stato di Rapaport, ricordo che stavo lì seduto e mi ha lasciato di stuc