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Questo volume di circa 800 pagine dispiega una tesi generale: il torturatore professionale al servizio di un'entità politica sovrana (Stato) è il prodotto specifico di una fabbricazione tecnica. Un soggetto tanto particolare presta le proprie capacità operative al sistema di dominio a cui appartiene, che lo genera per mezzo di una miscela dove si riversano processi sociali, formazione ideologica, addestramento tecnico e influenzamento psicologico. Tesi ulteriore del libro: identità e funzione del torturatore non sono espressioni naturali della mente, ma l'esito della costruzione di un essere umano (antropopoiesi) secondo un progetto onnisciente e onnipotente (totalitario), intenzionato a creare una società originale costruendo, innanzitutto, un Uomo nuovo. Per attualizzare questo fine strumentale, ogni Stato totalitario conserva e abilita in qualche punto, ufficiale o segreto, della sua architettura la tortura autorizzata, sistematica, tecnicamente aggiornata che sopravanza gli scopi dell'opera sadica (si ricordino le sequenze pasoliniane di Salò o le 120 giornate di Sodoma ). Nella pratica dei torturatori precipita il punto operativo ideale di una forma-uomo creato a immagine e somiglianza del sistema (uomo-sistema) che preconizza, giustifica e autorizza l'esecuzione disciplinare della tortura su altri uomini preliminarmente o progressivamente deumanizzati (bersagli vittimari; Agamben, 1995).
L'Autrice del volume in cui si sostengono queste tesi virulente è Françoise Sironi, psicologa e psicoterapeuta parigina, di ascendenza italiana: appartiene alla generazione di mezzo dell'etnopsichiatria francese e vivifica con intelligenza appassionata tale ambito di studi, ristorato dal ritorno di Georges Devereux, etnologo e psicoanalista errante,