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Dopo il successo di La fatica di essere se stessi. Depressione e società, del 1998 , Alain Ehrenberg, sociologo e direttore di ricerca emerito presso il Cermes3 del Centre National de la Recherche Scientifique (CNRS), torna a far parlare di sé con La meccanica delle passioni. Quest'ultimo libro, che prosegue la conclamata linea di ricerca ormai tipica dell'Autore, analizza il rapporto tra l'organizzazione delle società democratiche avanzate e il ritratto dell'uomo del nuovo millennio proposto dalla salute pubblica, rimarcando le implicazioni antropologiche e morali di un simile binomio. In particolare, La meccanica delle passioni delinea una diffusa e largamente documentata sinossi di come il paradigma (oggi egemone) delle neuroscienze cognitive concepisca il comportamento umano quale derivato di uno specifico ideale sociale, quello dell'individuo capace e autonomo: se la psicoanalisi trasmetteva un tipo di moralità improntato sul deficit e su criteri di rigida normatività funzionale, con la teoria del potenziale nascosto le neuroscienze riconcepiscono l'individuo come qualcuno in grado di convertire i propri handicap in risorse uniche e irripetibili. L'esasperazione del potenziale nascosto consente di “socializzare” il proprio “male incontrollabile” e di trasformarlo in una forma di civiltà ma, ribatte Ehrenberg, tali «promesse di uno sviluppo illimitato delle capacità umane» (p. 16) si rivelerebbero tutt'altro che originali: le neuroscienze, «uno dei grandi racconti dell'individualismo contemporaneo» (p. 18), si sarebbero limitate a convertire in linguaggio scientifico l'ideale di autonomia (improntato sulla valorizzazione delle differenze individuali) tipico delle società anglo-americane del XX secolo. Prescindendo dalla validità scientifica dei suoi assunti, il volume passa al vaglio le implicazioni insite nell’“autorità morale” delle neuroscienze e l'ipotesi riduzionistica veicolata dal cosiddetto «uomo neuronale» (p. 319): in altre parole, si domanda l'Autore,