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Otto Friedmann Kernberg ha raccolto in questo volume tredici lavori che sono stati pubblicati nel corso di alcuni decenni soprattutto in riviste psicoanalitiche. Ogni lavoro costituisce un capitolo del volume che è suddiviso in due grandi aree: una prima parte di analisi e valutazioni dell'argomento, e una seconda in cui si prospettano numerose ipotesi di soluzione. Il tema della trasmissione della psicoanalisi ha occupato una parte importante della vita professionale di Kernberg che, non casualmente, ha lavorato a più riprese sulla leadership, sul deterioramento narcisistico, sulle collusioni inconsce, sui fenomeni regressivi di gruppo, e sulle derive patologiche istituzionali, tesaurizzando le sue esperienze come membro di comitati esecutivi, task force e commissioni, come supervisore e, non ultimo, come presidente dell’International Psychoanalytic Association (IPA) dal 1997 al 2001. Un disagio «tipicamente espresso dalla pratica per cui un candidato fa una prima analisi “per l'istituto” ed una seconda analisi “per se stesso”» (p. 69). Ragionando sulla formazione e sull'identità dell'analista, stranamente l'Autore cita Johannes Cremerius soltanto una volta e in riferimento a due lavori in tedesco del 1986 e del 1987 (e viene omesso che entrambi sono stati già tradotti in italiano, quello del 1986 sul n. 3/1987 di Psicoterapia e Scienze Umane), ma non va dimenticato che alla base del problema della formazione vi è il tema della della valutazione in itinere non solo dei candidati ma anche degli analisti, dei didatti e dei supervisori. Con le parole di Kernberg: «Conosco personalmente troppi esempi vergognosi di rifiuto oltraggioso di candidati molto creativi sulla base di gretti pregiudizi» (p. 192).