You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Questo insolito libro di Nathan Kravis, recensito da Aaron H. Esman nel n. 3/2018 di The Psychoanalytic Quarterly, è un libro bello e intelligente, piacevole da sfogliare anche per l'importante apparato iconografico, frutto di una ricerca che ha impegnato l'Autore per quasi venticinque anni, cioè dai tempi in cui era candidato in analisi. Un libro dedicato al divano, il divano analitico, di cui si ripercorre la storia dall'antichità ai giorni nostri, dando voce ad una presenza costante e silente nello studio dello psicoanalista (e di molti terapeuti psicodinamici) come è quella, appunto, del lettino. Un componente d'arredo - si potrebbe dire ingenuamente - il cui significato ha ben presto trasceso qualunque razionale e concreta utilizzazione, finendo col simboleggiare “la psicoanalisi” nel senso della vera e genuina psicoanalisi: un significato ancor oggi ben presente, quando (come sappiamo) la stragrande parte degli analisti lavora anche con il paziente seduto di fronte, mentre i confini tra analisi e terapia psicodinamica si vanno sempre più affievolendo. Un oggetto-totem che è stato chiamato in causa con attribuzioni diverse: negative e infantilizzanti il paziente, oppure salvifiche e costruttive per la possibilità di quest'ultimo di recuperare realmente e profondamente se stesso, ma anche come strumento a protezione dello sguardo e della mente dell'analista (come lo stesso Freud scrisse).
L'Autore si muove agevolmente sulla china del recupero dei significati storici e culturali della postura distesa, evitando qualunque digressione di genere tecnico o teorico e andando alla ricerca delle radici di tale sistemazione nell'antica Grecia e nell'antica Roma. Tra le numerose immagini che sono proposte (quasi duecento) ecco la Paolina Borghese di Antonio Canova, e il Picasso della Femme couchée lisant, passando attraverso l'uso del divano (in senso ampio) nella storia, nell'arte, nel simbolo, ma anche nella vita reale, tradotto ad esempio nelle forme medicalizzate degli