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La pubblicazione della terza edizione di The Art and Science of Brief Psychotherapies giunge a circa quindici anni di distanza dalla prima e si presenta decisamente arricchita anche rispetto alla seconda edizione del 2012. Il testo è strutturato in cinque parti, con bibliografie e suggerimenti per l'approfondimento a fine di ogni capitolo, e un indice analitico utile per le ricerche tematiche trasversali.
I nuovi capitoli introdotti in questa terza edizione illustrano la mentalizzazione (considerata come un fattore comune a ogni genere di terapia), la terapia basata sulla mindfulness e il modello conosciuto come Motivational Interviewing (MI). Altri nuovi capitoli trattano di argomenti come la telepsichiatria e le terapie via Internet, ma i 24 autori dei sedici capitoli intendono soprattutto offrire una visione ampia dello sviluppo del settore declinato in tante e differenti modalità (approcci, tecniche, metodologie e riferimenti teorici). Il crescente numero di manualistica e l'aggancio con l'orientamento evidence-based fornisce un potente supporto alle riflessioni che sono presentate, riflessioni che fin dalla introduzione e dai commenti inseriti nel primo capitolo sui “fattori comuni” delle terapie (brevi e open-ended) si declinano in senso intelligentemente critico, ponendo domande, facendo riferimento a dati di ricerca ed evitando enfatizzazioni e autoelogi.
Nei quattro capitoli della prima parte, introdotti da un saggio di Roger Greenberg, ci si interroga sui punti cruciali che fanno delle psicoterapie delle “storie di successo” (per così dire): la terapia è considerata nelle sue articolazioni con i processi di cambiamento psicologici e sociali, e con le modificazioni nei circuiti cerebrali, affrontando subito sia l'aspetto culturale dell'interazione terapeuta-paziente, sia l'approccio volto a integrare i diversi indirizzi terapeutici. «Le terapie brevi hanno dato prova di essere efficaci in una varietà di disturbi inclusi alcuni assai comuni: la depressione, i