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«I problemi che riguardano la spiegazione di come si arrivi ad avere i pensieri che si hanno non sono stati ancora risolti» (p. 69). Lo affermavano Tauber e Green una sessantina di anni fa ma potremmo sottoscriverlo ancora oggi, senza nulla togliere agli innegabili progressi degli ultimi decenni nei campi della neurofisiologia, delle psicologie e delle scienze limitrofe tutte. “Dimenticato” in Italia - dove ha conosciuto un'unica edizione per i tipi della Boringhieri nella “Serie di Psicologia e Psichiatria” allora curata dal Centro Studi di Psicoterapia Clinica di Milano di Pier Francesco Galli - basta scorrere su Internet i nomi dei due Autori per scoprire non solo la quantità di edizioni cartacee, ma anche di versioni digitali in ben due formati, sia Kindle che Kobe. Peccato che a questo dispiegamento pubblicitario di forze non faccia sèguito il libro in carne e ossa, né cartaceo né in e-book. Letteralmente scomparso (ad esempio: “attualmente non disponibile” per Amazon, “fuori catalogo, non ordinabile” per la Libreria Universitaria), ricompare accidentalmente sul web, come usato, in qualche copia sbrindellata.
Al di là delle politiche editoriali e volendo trovare a tutti i costi una causa per queste inevitabili contraddizioni, bisogna riconoscere che, sotto la maschera suggestiva evocata dal titolo e la facilità del linguaggio con cui è scritto, L'esperienza prelogica è un testo complesso, concettualmente difficile e che concentra in poche pagine alcuni dei nodi attorno ai quali si gioca la partita del pre-verbale. Sul versante della psicoanalisi ciò equivale a entrare a vele spiegate nelle problematiche solute e insolute del concetto di inconscio.
Edward S. Tauber è stato presidente del William Alanson White Institute nonché professore di Psicologia Clinica nella New York University e ha esercitato la professione a New York; Maurice R. Green, psicoanalista, è stato membro dello stesso Istituto e ha fatto parte, come Tauber, dell’American Academy of Psychoanalysi